Open data: luci dopo le ombre

Posted by Vincenzo Patruno | Posted in Digital Economy, Open Data, Open Government, Web Technologies, World News | Posted on 31-05-2016-05-2008

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INTERVISTA di Simona Macellari, Associate Partner, The Innovation Group a Vincenzo Patruno, Project Manager – Istat

Patruno

Tu sei stato tra i primi in Italia a portare all’attenzione nazionale le tematiche relative agli Open Data.  Vero?

Si, vero! Ricordo il 20-10 2010 il primo barcamp su dati e statistica in occasione della giornata mondiale della statistica. Assieme ai colleghi e a tanti amici con cui condividiamo ancora ora idee e progetti abbiamo portato all’attenzione delle istituzioni non solo un modo nuovo di interagire con i “consumatori” di dati, ma anche tematiche nuove come gli Open Data. Con quell’evento riuscimmo addirittura ad essere citati sul sito dell’ONU. Qualche tempo dopo è stata la volta di Apps4Italy, la prima competizione italiana sui dati aperti lanciata assieme al portale nazionale dati.gov.it. In quella circostanza scrissi un pezzo dal titolo “Open Data, l’Italia s’è desta” (http://blog.okfn.org/2011/11/01/open-data-italy-has-awoken/) Qualcosa stava veramente accadendo.  Avevamo cominciato ad organizzato il primo concorso nazionale su Open Data in quattro. Quello che accadde dopo ebbe dell’incredibile. Attorno a quell’evento si riuscì a mettere per la prima volta assieme il mondo delle istituzioni, il settore privato e la ancora giovane comunità open data. Pubblica Amministrazione, imprese e società civile. Esattamente il tipo di sinergia di cui conosciamo il valore e che evochiamo ogni qualvolta parliamo di progetti per innovare il Paese. In quella circostanza intervenne addirittura il governo che ci consentì di raggiungere i 40.000 euro di montepremi.

Secondo te sono stati soldi ben spesi?

Posso solo dirti che tra i vincitori della competizione ci sono stati professionisti, startup, aziende e associazioni che sono attive ancora oggi, a distanza di ben 5 anni. Nel frattempo sono maturate e cresciute, consolidando la propria presenza e la propria reputazione nel mondo dei dati.

E cosa è successo in questi cinque anni?

Una cosa di sicuro positiva è stato senz’altro il fatto che Open Data è diventato un argomento importante che è entrato non solo nelle agende “digitali” ma anche nelle agende “reali” della pubblica amministrazione e degli enti locali. Open Data è stato percepito sin dall’inizio come qualcosa di “facile” attraverso cui fare innovazione e innovare il Paese, grazie anche al “contatto” che ha con tematiche come Open Government, Trasparenza, Accountability,  Ma…

…Ma?

Beh… non c’è dubbio che l’aspetto “immagine” abbia nettamente prevalso sulla sostanza. Le iniziative e i vari portali open data sono stati troppo spesso un’occasione per permettere alla pubblica amministrazione (ma soprattutto ai pubblici amministratori, specie se locali) di indossare il cappello degli innovatori. Ci si è preoccupati essenzialmente di pubblicare qualunque cosa si avesse sottomano per fare numero e magari dire “hey, io sul portale del comune ho più dataset di te”. Il risultato è che abbiamo una enorme quantità di dataset al momento disponibili che è di fatto inutilizzabile.

Stai parlando della qualità dei dati?

Si, anche. Non dimentichiamo che la qualità del dato è un concetto che si sviluppa su più dimensioni.  Tra tutte ne cito due: la “copertura” territoriale e l’aggiornamento del dato. Per copertura territoriale si intende la disponibilità del dato per tutto un intero territorio di riferimento. Un conto è, infatti, che un dato sia  disponibile per un singolo comune, un altro che lo stesso dato sia disponibile ad esempio per tutti i comuni della regione o addirittura per tutti i comuni d’Italia. Di fatto questo è il motivo per cui diventano strategici gli open data delle pubbliche amministrazioni centrali, che spontaneamente nascono già con una copertura nazionale. I dataset poi vanno manutenuti, vanno cioè aggiornati, e questo andrebbe fatto con una frequenza prefissata. In altre parole diventano fondamentali i processi interni alla specifica pubblica amministrazione o ente locale che rilascia i dati. Rendere stabili e strutturali i processi interni che generano un particolare dataset vuol dire accrescere l’appetibilità e il valore di quel dataset in un’ottica di riuso. Spesso quello che invece accade è che la pubblicazione del dato avviene al di fuori dei processi. Basta pertanto anche un cambio di un direttore, dell’assessore di riferimento o l’insediamento di una nuova amministrazione comunale per far crollare tutto.

E’ da poco uscita la terza edizione dell’Open Data Barometer. Qualche commento?

Ci tengo a sottolineare che hanno contribuito a questa terza edizione anche due miei amici e colleghi di Open Data. Erano guarda caso anche loro tra gli organizzatori di Apps4Italy e sono tra i papà degli Open Data in Italia. Parto dalla conclusione del rapporto: va evitato che gli open data diventino “una città fantasma di portali obsoleti, hackathon isolati e applicazioni abbandonate”.Credo realisticamente che in parte questo avverrà. Penso però che questo sia un passaggio necessario e aggiungo anche salutare per permettere l’avvio di una nuova fase degli Open Data, una fase in cui sarà necessario puntare su dataset di qualità e sulla qualità dei processi attraverso cui vengono generati. Che è quello che alla fine ci serve veramente.

Hai associato più volte le parole “innovazione” e “dati”.

I dati “veri” stanno inevitabilmente generando innovazione. E’ quella che possiamo chiamare “data-driven innovation”. Attorno ai dati, infatti, stanno nascendo nuove competenze, nuove tecnologie, nuove opportunità di impresa, nuove modalità di amministrare i territori, nuove modalità per decidere, nuove modalità di essere cittadini.  Negli ultimi tempi abbiamo però banalizzato anche l’innovazione. Abbiamo cominciato a chiamare qualunque cosa “innovazione”, anche il semplice attivismo digitale, e a narrarlo in tutti i modi possibili. Abbiamo poi chiamato “innovatore” chiunque facesse qualunque cosa che prevedesse l’utilizzo di un computer. Diciamo che siamo un Paese in cui tutti sono innovatori un po’ come tutti sono allenatori di pallone, ma che proprio per questo motivo non riesce ad innovare veramente. Serve anche in questo caso una fase nuova, alzando una volta per tutte l’asticella.  L’innovazione, come i dati, sono una cosa seria.

 

Questa intervista a cura di Simona Macellari è stata pubblicata mel mese di Maggio 2016 su http://www.theinnovationgroup.it/newsletter/lospite-del-mese/open-data-luci-dopo-le-ombre/?lang=it

 

Patruno’s Law of Open Data

Posted by Vincenzo Patruno | Posted in Open Data, World News | Posted on 17-04-2015-05-2008

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Patruno’s Law of Open Data

 

“The probability that the searched results have been published by someone  as Open Data is inversely proportional to the importance that this data has to complete the project or research that you are doing”

 

Corollary

“If open data exist for some reason then they were published for a different geographical area than the one on which you are searching. If there are some for that particular geographical area then they are outdated”

 

 

Soffia comare borea

Posted by Vincenzo Patruno | Posted in Music, World News | Posted on 15-05-2014-05-2008

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Ok! Lo so, lo so! Niente Open Data stavolta! Ripropongo invece un video che ho realizzato qualche tempo fa su un antico brano popolare dell’alta murgia barese. In realtà le cose sono andate in un modo un pò più diciamo “articolato”! 🙂 In realtà, a partire da un vecchio nastro con alcune vecchiette che cantavano a cappella (nel vero senso della parola!) una quindicina di secondi di un antico brano popolare, ho innanzitutto arrangiato il brano mantenendo inalterata la melodia originale della parte cantata ma creando tutti gli arrangiamenti, gli incisi e la parte strumentale. Questo brano è stato inserito in un Album di musica popolare pugliese, ma si prestava bene ad essere impreziosito con un video. Eccolo qui sotto. Girato nel mese di Giugno nelle campagne pugliesi quando il grano è pronto per essere mietuto. Un tributo a questo angolo di mondo che in certi scorci racconta ancora tutta la sua bellezza del passato.  Il brano è cantato in dialetto ed è un canto che ringrazia il vento che rinfresca il mietitore quando (a mano) mieteva il grano nelle assolate giornate d’estate. Qui sotto la traduzione! 🙂

 

 

E MEINE CUMA VORJE/ SOFFIA, COMARE BOREA

E meine cuma Vorje/ E soffia, comare Borea
e meine cuma Vorje/ e soffia, comare Borea
e meine frèsca./ e soffia fresca

Meine pe addufreskeje/ Sofia per rinfrescare
meine pe addufreskeje/ soffia per rinfrescare
le metetéeeure./ i mietitori

Duffriscke le metetéeeeure/ Rinfresca i mietitori
duffriscke le metetéeeure/ rinfresca i mietitori
e lu leganda/ e il legante

Duffriscke l’ammore meie/ Rinfresca l’amore mio
duffriscke l’ammore meie/ rinfresca l’amore mio
ca vè nnanda/ che va davanti

Natale Come Neve

Posted by Vincenzo Patruno | Posted in Music, World News | Posted on 24-12-2013-05-2008

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Qui un  canto di Natale che ho scritto per celebrare la magia del Natale e della Notte di Natale.

https://soundcloud.com/vincenzo-patruno/natale-come-neve

Auguri a tutti.

 

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Omaggio a Trilussa e a “La Statistica”, la celebre poesia “del pollo”

Posted by Vincenzo Patruno | Posted in Music, World News | Posted on 03-12-2013-05-2008

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Qualche giorno fa passavo per via del Babbuino quando per caso alzo gli occhi e mi ritrovo davanti alla seguente iscrizione.

trilussa epigrafe via del babbuino roma

Ovviamente l’ho visto subito come una piacevole coincidenza per riproporre “Statisticamente Honky Tonk“, brano country che prende spunto dalla famosa poesia di Trilussa “La Statistica”. Anzi, la poesia ve la ripropongo qui.

«La Statistica: 

Sai ched’è la statistica? È ‘na cosa

che serve pe fà un conto in generale

de la gente che nasce, che sta male,

che more, che va in carcere e che spósa.

Ma pè me la statistica curiosa

è dove c’entra la percentuale,

pè via che, lì, la media è sempre eguale

puro co’ la persona bisognosa.

Me spiego: da li conti che se fanno

seconno le statistiche d’adesso

risurta che te tocca un pollo all’anno:

e, se nun entra nelle spese tue,

t’entra ne la statistica lo stesso

perch’è c’è un antro che ne magna due. »

 

Valorizzare i dati pubblici. L’idea di AGID è buona ma gli Open Data sono ancora troppo pochi

Posted by Vincenzo Patruno | Posted in Digital Economy, Gov2.0, Open Data, Open Government, World News | Posted on 02-09-2013-05-2008

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Ri-pubblico qui un mio articolo scritto per Pionero.it  sulle linee Guida per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico di AGID

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Non c’è dubbio come negli ultimi tempi ci sia stato un  interesse crescente per gli Open Data non solo da parte di associazioni, di community,  di civil servant e di tutti quei soggetti che andiamo genericamente ad etichettare come “la Rete”, ma anche e soprattutto da parte dei governi dei vari Paesi.

Ricordiamo la rilevanza che gli Open Data hanno oramai acquisito nelle varie agende digitali nazionali e locali non solo come “elemento chiave” per consentire la trasparenza dei processi amministrativi della pubblica amministrazione,  per la partecipazione democratica dei cittadini alle scelte che lo riguardano, per il controllo sociale delle politiche pubbliche, l’accountability e per quello che ormai va sotto il nome di “Open government”.

Gli Open Data nascondono infatti anche un enorme valore economico al momento ancora per buona parte inespresso, ma che nasconde grosse potenzialità per il mercato e per lo sviluppo dell’economia digitale.

Anche i Paesi del G8 hanno ritenuto di dover sottolineare tutto il valore che possono avere gli Open Data e nel recente summit dello scorso mese di Giugno hanno adottato l’Open Data Charter, un documento che impegna i singoli governi a mettere in campo una serie di azioni da compiere nei prossimi due anni per il rilascio di varie tipologie di dati ritenuti essere di interesse per i cittadini e per il mercato.

Siamo di fatto arrivati ad un punto in cui si è abbastanza diffusa la consapevolezza del valore che possono avere i dati per lo sviluppo economico e sociale di un territorio. Nonostante questo, gli open data disponibili sono ancora troppo pochi.  E’ vero, ci sono al momento tanti dati di tutti i tipi, ma sono comunque ancora troppo pochi gli Open Data di qualità, quei dati cioè che esprimono veramente delle potenzialità e con cui è possibile farci qualcosa.

A questo va aggiunto che gli Open Data disponibili al momento sono il risultato di iniziative avviate da svariate pubbliche amministrazioni in modo completamente autonomo e indipendente. Ed uno degli effetti del procedere con iniziative isolate e spontanee è quello di rendere estremamente complesso ed oneroso riuscire a fare quello che si fa normalmente con i dati: creare valore aggiunto integrando tra loro dati diversi o prodotti da soggetti diversi.

Ed è proprio in questo contesto che si vanno  a collocare le “Linee guida nazionali per la valorizzazione del patrimonio informativo della PA” di cui si è già ampiamente trattato su Pionero. Il documento è stato rilasciato ad un anno esatto di distanza dalle “Linee Guida per l’Interoperabilità Semantica attraverso i Linked Open Data” ed è stato redatto anche in questo caso dall’Agenzia per l’Italia Digitale che ha coordinato il lavoro di una task-force a cui hanno preso parte numerose pubbliche amministrazioni tra cui Istat, INPS, ISPRA, MIBAC, il Ministero della Salute, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero per gli Affari Esteri,  diverse Regioni (Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, Puglia, Marche, Lombardia, Liguria e Umbria) e alcuni Comuni (Firenze, Bologna, Ravenna, Milano e Palermo) nonchè CISIS, ANCI e UNCEM.

E che ha prodotto un documento in cui vengono date indicazioni e suggerite strategie, tecnologie e modalità operative sulla base degli scenari tecnologici di riferimento nonchè dell’esperienza acquisita “sul campo” dalle singole amministrazioni coinvolte e delle best practices nazionali e internazionali.

Tutto ciò per facilitare la pubblicazione come Open Data del patrimonio informativo pubblico, dando nello stesso tempo anche una serie di indicazioni sulle modalità tecnologiche da utilizzare come riferimento. E andando di fatto a facilitare tutto il lavoro in corso per la definizione dei regolamenti interni previsti dal decreto crescita, visto che i regolamenti dovranno necessariamente attenersi a quanto previsto dalle linee guida.