Valorizzare i dati pubblici. L’idea di AGID è buona ma gli Open Data sono ancora troppo pochi

Posted by Vincenzo Patruno | Posted in Digital Economy, Gov2.0, Open Data, Open Government, World News | Posted on 02-09-2013-05-2008

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Ri-pubblico qui un mio articolo scritto per Pionero.it  sulle linee Guida per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico di AGID

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Non c’è dubbio come negli ultimi tempi ci sia stato un  interesse crescente per gli Open Data non solo da parte di associazioni, di community,  di civil servant e di tutti quei soggetti che andiamo genericamente ad etichettare come “la Rete”, ma anche e soprattutto da parte dei governi dei vari Paesi.

Ricordiamo la rilevanza che gli Open Data hanno oramai acquisito nelle varie agende digitali nazionali e locali non solo come “elemento chiave” per consentire la trasparenza dei processi amministrativi della pubblica amministrazione,  per la partecipazione democratica dei cittadini alle scelte che lo riguardano, per il controllo sociale delle politiche pubbliche, l’accountability e per quello che ormai va sotto il nome di “Open government”.

Gli Open Data nascondono infatti anche un enorme valore economico al momento ancora per buona parte inespresso, ma che nasconde grosse potenzialità per il mercato e per lo sviluppo dell’economia digitale.

Anche i Paesi del G8 hanno ritenuto di dover sottolineare tutto il valore che possono avere gli Open Data e nel recente summit dello scorso mese di Giugno hanno adottato l’Open Data Charter, un documento che impegna i singoli governi a mettere in campo una serie di azioni da compiere nei prossimi due anni per il rilascio di varie tipologie di dati ritenuti essere di interesse per i cittadini e per il mercato.

Siamo di fatto arrivati ad un punto in cui si è abbastanza diffusa la consapevolezza del valore che possono avere i dati per lo sviluppo economico e sociale di un territorio. Nonostante questo, gli open data disponibili sono ancora troppo pochi.  E’ vero, ci sono al momento tanti dati di tutti i tipi, ma sono comunque ancora troppo pochi gli Open Data di qualità, quei dati cioè che esprimono veramente delle potenzialità e con cui è possibile farci qualcosa.

A questo va aggiunto che gli Open Data disponibili al momento sono il risultato di iniziative avviate da svariate pubbliche amministrazioni in modo completamente autonomo e indipendente. Ed uno degli effetti del procedere con iniziative isolate e spontanee è quello di rendere estremamente complesso ed oneroso riuscire a fare quello che si fa normalmente con i dati: creare valore aggiunto integrando tra loro dati diversi o prodotti da soggetti diversi.

Ed è proprio in questo contesto che si vanno  a collocare le “Linee guida nazionali per la valorizzazione del patrimonio informativo della PA” di cui si è già ampiamente trattato su Pionero. Il documento è stato rilasciato ad un anno esatto di distanza dalle “Linee Guida per l’Interoperabilità Semantica attraverso i Linked Open Data” ed è stato redatto anche in questo caso dall’Agenzia per l’Italia Digitale che ha coordinato il lavoro di una task-force a cui hanno preso parte numerose pubbliche amministrazioni tra cui Istat, INPS, ISPRA, MIBAC, il Ministero della Salute, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero per gli Affari Esteri,  diverse Regioni (Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, Puglia, Marche, Lombardia, Liguria e Umbria) e alcuni Comuni (Firenze, Bologna, Ravenna, Milano e Palermo) nonchè CISIS, ANCI e UNCEM.

E che ha prodotto un documento in cui vengono date indicazioni e suggerite strategie, tecnologie e modalità operative sulla base degli scenari tecnologici di riferimento nonchè dell’esperienza acquisita “sul campo” dalle singole amministrazioni coinvolte e delle best practices nazionali e internazionali.

Tutto ciò per facilitare la pubblicazione come Open Data del patrimonio informativo pubblico, dando nello stesso tempo anche una serie di indicazioni sulle modalità tecnologiche da utilizzare come riferimento. E andando di fatto a facilitare tutto il lavoro in corso per la definizione dei regolamenti interni previsti dal decreto crescita, visto che i regolamenti dovranno necessariamente attenersi a quanto previsto dalle linee guida.

Democrazia, partecipazione, open government

Posted by Vincenzo Patruno | Posted in Gov2.0, Open Government | Posted on 15-04-2013-05-2008

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Qualche settimana fa, nel corso di un incontro con Lucia Maffei, una delle redattrici di Piazza Digitale, il blog degli studenti del Master in giornalismo della scuola Walter Tobagi di Milano, si è parlato di informazione e politica contemporanea. I temi sono stati vari: Wikileaks, Julian Assange e la sua iniziativa di candidarsi al Parlamento Australiano, il Partito Pirata, il Movimento 5 Stelle (M5S). La conversazione è durata oltre un’ora e, oltre all’articolo “Da Assange a Grillo: l’informazione ai tempi delle Wiki-Politik”, sono emersi una serie di spunti e riflessioni sulla democrazia e sulla partecipazione che provo a riassumere in questo post.

Un possibile trait d’union fra le attività di Julian Assange, il Piratenpartei tedesco e il M5S italiano è sicuramente l’opposizione al sistema di potere consolidato. Mentre Assange agisce in solitaria e avvia una operazione essenzialmente di denuncia, il Partito Pirata e il M5S fanno un passo avanti: si strutturano, si incontrano sulla Rete, fanno “network” con l’obiettivo di entrare nelle istituzioni. L’operazione parte dall’assunto che la democrazia rappresentativa sia degenerata al punto di anteporre gli interessi di pochi a danno di molti e dunque siano i cittadini stessi a doversi organizzare per “riappropriarsi” del sistema democratico, proponendo una evoluzione dello stesso, entrando di fatto nel processo decisionale e diventando soggetti attivi nelle scelte che li riguardano.

Tutto ciò avviene in Rete, Internet diventa il fattore abilitante che consente ai cittadini di dialogare, fare massa critica, avere una visibilità ed una forza inimmaginabile solo fino a poco tempo fa. Certo Internet da sola non è sufficiente, sono necessarie piattaforme informatiche a supporto della democrazia diretta o partecipata (qui il programma di un workshop sul tema organizzato di recente a Roma da Daniele Frongia), ma sopratutto è necessario superare, almeno in Italia, alcune carenze strutturali.

Riguardo alle piattaforme, le esperienze pratiche sono di fatto ancora agli inizi. La più nota è sicuramente LiquidFeedback, anche se ci sono piattaforme come OneclickOrgs inglese o l’iniziativa italiana per la democrazia diretta Airesis. Si è inoltre in attesa di scoprire la piattaforma annunciata dal M5S che, da quanto è stato anticipato, sarà una piattaforma proprietaria, mentre sarebbe invece fondamentale fosse rilasciata come open source.

Riguardo alle carenze strutturali, secondo il primo rapporto sul benessere equo e sostenibile in Italia, realizzato da Istat e CNEL, l’utilizzo di Internet è aumentato negli ultimi anni fino a coinvolgere il 54% della popolazione italiana, ma rimane 16 punti sotto la media europea. E’ inoltre ancora marcato il digital divide che non si riduce e vede sfavorito il Mezzogiorno, gli anziani, le donne e le persone con bassi titoli di studio.

Per le diverse, evolute e moderne forme di democrazia diventa inoltre essenziale il tema della trasparenza: uno Stato e una Pubblica Amministrazione trasparente sono il punto di partenza, il presupposto per una partecipazione consapevole. Anche questa, perlomeno in Italia, è una carenza strutturale: finora le iniziative sono state occasionali, mentre l’accessibilità a tutti i dati di gestione degli enti pubblici dovrebbe essere la norma, anche e sopratutto attraverso piattaforme Web dedicate allo scopo. Un grande lavoro sulla trasparenza lo sta facendo in Italia l’associazione Openpolis con le iniziative openparlamento, openbilanci e openmunicipio.

Per concludere, ritengo che rispetto ai temi della democrazia, della partecipazione e dell’open government, sia in atto un processo oramai irreversibile, un superamento definitivo del sistema democratico così come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi.

Questo articolo è stato pubblicato su SegnalazionIT.org 

Gli Open Data, l’Open Government, la spesa pubblica e il Sistema informativo SIOPE

Posted by Vincenzo Patruno | Posted in Gov2.0, Open Data, Open Government | Posted on 22-10-2012-05-2008

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C’è in Italia un Sistema Informativo che “rileva in via telematica gli incassi e i pagamenti effettuati dai tesorieri e dai cassieri delle Amministrazioni pubbliche”. E’ un sistema che nasce dalla collaborazione tra la Ragioneria Generale dello Stato, la Banca d’Italia e l’ISTAT e il suo nome è SIOPE, il Sistema Informativo delle Operazioni degli Enti Pubblici. SIOPE è in sostanza uno strumento che viene utilizzato per monitorare la situazione e l’andamento dei conti pubblici. Con i dati di SIOPE vengono ad esempio redatte le relazioni trimestrali sul conto consolidato di cassa che il Ministro dell’Economia presenta al Parlamento, ma anche  tutte le statistiche trimestrali di contabilità nazionale necessarie per verificare il rispetto dei nostri conti pubblici con quanto previsto dalle norme europee. Tutto questo in modo tempestivo, visto che la raccolta dei flussi avviene per via telematica, ma soprattutto utilizzando una codifica comune per tutti gli incassi e i pagamenti.

I dati degli enti pubblici di SIOPE fanno cioè riferimento agli stessi codici gestionali e questo è un aspetto molto importante, in quanto vuol dire che tutti i dati presenti all’interno del sistema sono “armonizzati”. E’ possibile in altre parole confrontare tra loro i titoli di entrata e di spesa che si riferiscono ad incassi e pagamenti provenienti da tutte le differenti amministrazioni che riversano i loro dati nel sistema.

Sembra fantascienza. Siamo un Paese dove i cittadini, tranne qualche rara eccezione, non hanno alcuna idea di come viene impiegato il loro denaro.  Quello che oramai è certo, è che da troppo tempo si perpetua una gestione “allegra” dei soldi pubblici. Chi è chiamato ad amministrare lo fa con l’idea di poter disporre a proprio piacimento del denaro pubblico. Questo non solo ha generato sprechi e inefficienze, ma ha alimentato il clientelismo, il malcostume fino ad arrivare al malaffare e alla corruzione. La questione è purtroppo cronaca di tutti i giorni e possiamo considerarla oramai una emergenza nazionale.

Come se ne viene fuori? Ben vengano ovviamente i tentativi di definire un quadro normativo che scoraggi e sanzioni gli abusi. Ma abbiamo davanti a noi una straordinaria opportunità che è quella di puntare sulla totale trasparenza delle Pubbliche Amministrazioni. Rendere pubblici ad esempio i dati di SIOPE consentirebbe infatti lo studio e il controllo sociale della spesa e delle politiche pubbliche effettuate dalle singole amministrazioni. Bisogna in altre parole dare la possibilità alla società civile di studiare i dati per capire cosa c’è dentro. E’ quella che oramai da qualche tempo chiamiamo “accountability”.

Quello che segue è uno stralcio di quanto l’ing. Alberto Carzaniga, il “papà” di SIOPE scriveva al Capo dello Stato nel dicembre 2011 assieme ai Professori Luca Meldolesi e Nicoletta Stame.

 “ […] in un Paese come il nostro, caratterizzato da ben note patologie, che dalla tendenza all’imbroglio, passando per il clientelismo ed il corporativismo, sfociano infine (bisogna aggiungere: spesso e volentieri) nell’illegalità vera e propria e nel crimine (anche organizzato), si è creata ormai una situazione pericolosa. Nel momento in cui, meritoriamente, si cerca di invertire tale tendenza, diventa della più grande importanza puntare sulla trasparenza e l’accountability: senza riserve.

Ciò può essere avviato immediatamente, con un semplice ordine di servizio che imponga l’immediata fruizione on line dei dati Siope-Cup-Mip e, più in generale, di tutti i dati statali disponibili.”

Questo già qualcuno lo fa. Lo fa ad esempio la provincia di Firenze, che pubblica sul proprio sito web i dati di SIOPE del bilancio consuntivo dell’Ente. Certo, si potrà obiettare che si tratta soltanto di dati annuali consolidati, che sono disponibili sotto forma di file pdf etc etc …

E’ già però un punto di partenza e potrebbe diventare qualcosa di decisamente più interessante nel momento in cui quegli stessi dati dovessero venire estratti direttamente da SIOPE per tutti gli Enti che partecipano al sistema e dovessero essere resi disponibili a chiunque per il download, senza aspettare le decisioni di ogni singolo Ente.

Magari come Open Data sotto forma un unico file scaricabile ad esempio in formato csv. I dati pubblicati in questo modo diventerebbero senza dubbio molto più utili.  Sarebbe un passaggio chiave non solo per la trasparenza, ma per cominciare a fornire ai cittadini dati effettivamente utilizzabili per capire come viene impiegato il  denaro pubblico. Manca in Italia la volontà di rendere gli Open Data una realtà. I movimenti e le associazioni stanno facendo la loro parte, ma manca un segnale “forte” in questo senso da parte delle istituzioni. Non si può continuare a parlare di Open Data nelle conferenze, nei festival, nelle fiere, nella Agenda Digitale decantandone “a voce” le potenzialità per l’Open Government e per la Digital Economy. Serve fare un primo passo e questo passo deve essere necessariamente fatto a livello istituzionale su una tipologia di dati che al momento sono di forte interesse per l’opinione pubblica. E questo potrebbe essere solo l’inizio, considerato che SIOPE consente di fornire ad esempio anche dati sul bilancio di cassa mensile con gli scostamenti rispetto ai preventivi, il debito finanziario con le fatture da pagare, la spesa per gli investimenti e molto altro ancora. Problemi di privacy? Di confidenzialità del dato? E’ un falso problema. Tutto dipende dal livello di dettaglio con cui i dati verrebbero resi pubblici.

Più di tante parole e dichiarazioni di intenti, sarebbe questo il primo vero passo sulla strada per l’Open Government. Open Siope! Now!

 

Articoli correlati:

Ernesto Belisario: Caro Renzi, eco le tre parole chiave per vincere la battaglia contro la burocrazia

Alberto Carzaniga: Il progetto SIOPE/CUP/Osservatorio: Che cosa è, a che serve, dove può portare, quali sono i progetti collegati 

Riccardo Luna: Una banca dati pubblica per la trasparenza

Carlo Mochi Sismondi: Povera trasparenza morta asfissiata

 L’articolo è stato pubblicato anche su Saperi di ForumPA

L’Open Data nelle pubbliche amministrazioni centrali: l’Istat

Posted by Vincenzo Patruno | Posted in Events, Gov2.0, Open Data | Posted on 11-04-2012-05-2008

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A questo link potete trovare il video integrale del Webinar organizzato da Formez sulle esperienze legate agli Open Data nella Pubblica Amminbistrazione Centrale

http://formez.adobeconnect.com/p5tj0nqlqty/

 

 

Qui di seguito le slides che ho utilizzato per raccontare l’esperienza Istat

AppsForItaly: New deadline April 30th 2012

Posted by Vincenzo Patruno | Posted in Gov2.0, Open Data, World News | Posted on 03-02-2012-05-2008

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Press Release

AppsForItaly: notices to surfers

Posted by Vincenzo Patruno | Posted in Events, Gov2.0, Open Data, World News | Posted on 16-01-2012-05-2008

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How can they be used and what we can do with Open Data? Probably no one better than, citizens, independent software developers, professionals, businesses and all data consumers can answer this question. And it ‘s because of this consideration that AppsForItaly, the Italian Open Data Competition was launched.

Remember that Open Data is (generally :-)) data produced and published on the Web by the Public Sector and where  reuse is allowed. To get an idea about Open Data in Italy, you can start from dati.gov.it, the national catalog of Open Data. It was launched a few months ago and it is now consolidating to become the ‘”entry point” of public data in Italy. Catalogs are also active as a regional portals. You can visit for instance dati.piemonte.it (the first public data portal in Italy) or dati.emilia-romagna.it. Statistics Open Data are released (in English, of course!) by the Italian Institute of Statistics on dati.istat.it, www.istat.it, demo.istat.it and other thematic web sites.

The aim of AppsForItaly is encouraging citizens to design Web applications, mobile apps, to create visualizations and infographics and  to design databases. Obviously not all people are specialists and therefore don’t have the necessary skills to do that. This is the reason why the competition also  includes the category “Ideas and Projects” where everyone who has a good idea or a project about how to use data can apply.

Is it worth it? You have to remember there  is € 30,000 in prizes provided by the Italian Ministry for Public Administration and Innovation, and  € 10,000 as well as prizes in technology and services  provided by official sponsors. And don’t forget that all proposals will be presented to companies,  communities, the market and  Public Administrations.

To do this, there is still three month’s time. The deadline for submitting proposals is in fact scheduled for Apr. 30th 2012.

All proposals received will be evaluated by a committee  while the event / award ceremony will take place during the first week of March. Stay tuned for all further updates!